Ungheria: la politica Orbaniana in crisi? Controllo sulle libertà individuali per un potere senza controllo.

Dall’inizio della pandemia di Covid-19, il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbán continua a farsi notare dalla comunità europea per le sue iniziative legislative non in linea con quei principi che sono tanto cari a Bruxelles.

Annunci

Tra una gestione della crisi da coronavirus direttamente per decreto per due mesi consecutivi. All’opporsi e minacciare di bloccare il Recovery fund, visto che si rischiano sanzioni nel caso si violi lo Stato di diritto. Dalla chiusura delle frontiere contro i migranti senza aver chiesto nessuna consultazione europea. La continua campagna contro università e media cercando di posizionare uomini fidati nella dirigenza giornalistica e universitaria. Il clientelismo feudatario delle campagna ungheresi grazie ai fondi europei. Il nostro Andrea Russo ci racconta brevemente la storia dell’Ungheria, focalizzandosi sulla persona, i valori, i successi politici passati e futuri di Viktor Orban.

Storia.
Nel 1848, i moti fallirono e il popolo magiaro dovrà attendere oltre settant’anni per essere indipendente: nel 1918, la Prima Guerra Mondiale termina e, due anni dopo, i trattati di Pace di Versailles sancirono per la perdente Ungheria una grava mutilazione territoriale e la fine degli accessi sul mare, ma almeno divenne uno Stato sovrano, definitivamente divisa dall’Austria. Obiettivamente, bisogna riconoscere che nemmeno la Seconda Guerra Mondiale cambiò di molto le cose: al termine del conflitto, la Repubblica Popolare d’Ungheria sarà sotto il controllo sovietico.

Annunci


Il popolo magiaro tenterà un’altra rivolta ma, come magistralmente descritta da Enzo Bettiza in “1956: Budapest, I giorni della Rivoluzione”, fallirà sotto i “5000 […] carri armati scaraventati da Kruscev e da Zukov contro la minuta, isolata, ma focosa Ungheria”. che porteranno alla morte di moltissimi giovani e del loro capo, Imre Nagy. Silenzio e repressione colpiscono il paese, fino alla caduta del muro di Berlino ed un apparente riavvicinamento al mondo occidentale: da quel giorno, sono ormai trascorsi tre decenni, ma la situazione non sembra essere mutata significativamente.
La democrazia è sempre stata aleatoria e le celebri proteste di piazza del 2006, scaturite dopo le elezioni vinte per l’ennesima volta dai socialisti, di misura proprio contro Viktor Orban, nacquero dall’ennesimo sopruso verso questo fiero popolo: «Il governo non ha fatto nulla nella legislatura precedente e di aver mentito per un anno e mezzo o due sulle reali condizioni del Paese»; questo fu il messaggio trasmesso da una radio locale, che diede il via alle proteste di piazza.
Questo estratto, di cui il Primo Ministro Gyurcsany ha riconosciuto la paternità, ha contribuito all’ascesa di Viktor Orban, attuale primo ministro ungherese, ininterrottamente in carica dal 2010 insieme ai membri del suo partito Fidesz – Fiatal Demokratàk Szovetsége: i valori che incarna sono quelli del populismo e del cristianesimo, religione ampiamente maggioritaria nel paese.

Annunci

Orban e i suoi valori.

Insistendo fortemente su questi temi, diametralmente opposti a quelli socialisti, il Primo Ministro ha ormai il pieno controllo non solo del Parlamento, ma anche di tutti i principali organi di informazione. In Italia abbiamo imparato a conoscerlo fin dal 2015 per l’unità di intenti con Matteo Salvini, leader della Lega, sulla questione migranti e successivamente per la vicinanza del Parlamentare italiano ad Orban, relativamente al tema dei “pieni poteri”, che anche Salvini chiese in Parlamento, non più di un anno fa. Non sappiamo cosa sarebbe successo da noi, in una situazione del genere: sappiamo però cos’è accaduto in Ungheria, dove dal 30 marzo al 16 giugno, Orban ha avuto modo di estendere i suoi poteri senza alcun limite temporale e senza alcuna reale motivazione (sebbene le vittime del covid19 nello Stato magiaro siano state assai modeste).


Non dimentichiamoci, inoltre, che l’ONU si è pronunciata a riguardo, affermando che “To this end, we urge the Hungarian Government to ensure the measures it takes are in line with its international human rights obligations“. Traduzione fedele: concludendo, esortiamo il governo ungherese ad assicurarsi che le misure prese siano in linea con i doveri derivanti dai diritti internazionali dell’uomo: un messaggio talmente chiaro e diretto che non necessita di ulteriori precisazioni.
Quali diritti? Vista dall’Italia, per quel poco che i giornali nostrani ne parlino, l’Ungheria presenta delle criticità sul tema della democrazia: nel maggio di quest’anno, in piena contiguità con la propria politica, il governo ha approvato una legge per impedire ai cittadini transgender di cambiare sesso. In sintesi, se ti dovessi sentire una donna e volessi cambiare sesso, la variazione non potrà essere certificata sui documenti e, a questo proposito, Jamie Wareham su Forbes scrive: “All references of “sex” will now instead refer to “sex assigned at birth” in the national registry and on identity documents.” – Nel registro nazionale e nei documenti di identità, qualsiasi riferimento al “sesso” si riferirà da ora al “sesso assegnato alla nascita”.

Annunci


Un duro colpo per la libertà di espressione della comunità LGBTQ, ma francamente non del tutto inaspettato, considerando il filo conduttore della politica di Orban, durante tutto il decennio. Negli ultimi due mesi, però, la stretta sulle libertà individuali si è acuita ulteriormente, colpendo per l’ultima e definitiva volta Index; il maggiore quotidiano on line di free press del paese, operativo dal 2000, perde il suo caporedattore ed è costretto, in meno di due settimane, a chiudere. Il nuovo editore del sito sarà Akos Balogh, ex capo di Mandiner (sito conservatore vicino al governo con pubblicazioni pro Orban), ex capo redattore di UFI (newsletter dei giovani iscritti a Fidesz) e prima ancora gestore del sito personale di Viktor Orban tra il 2010 e il 2014.

L’articolo pubblicato sul NY Times, a firma di Benjamin Novak e Marc Santora il 24 luglio scorso, descrive come meglio non si potrebbe la situazione della stampa libera ungherese: inesistente.


We have emphasized for years that we have two requirements for Index to continue operating
independently: that there be no outside interference in Index’s content or in the composition or
structure of Index’s staff,” the group said in a statement. “The firing of Szabolcs Dull violated the
latter of these requirements. His dismissal was a clear interference in the composition of the staff
.” Abbiamo sottolineato per anni che abbiamo due requisiti affinché Index continui a operare in modo indipendente: che non vi siano interferenze esterne sia nei contenuti di Index sia nella composizione o struttura del personale di Index “, ha affermato il gruppo editoriale in una dichiarazione. “Il
licenziamento di Szabolcs Dull ha violato l’ultimo di questi requisiti. Il suo licenziamento è stato una
chiara interferenza nella composizione dello staff.

I dati non lasciano spazio a molti dubbi: la libertà di stampa è in caduta libera ed alcuni degli ex giornalisti di Index sono persino costretti a rivolgersi a siti esteri, per poter far sentire la loro voce: molto interessante è un estratto dell’articolo del 13 agosto di Andras Foldes, ex redattore di Index, che ha iniziato a scrivere sul sito ceco cz.boell.org, vicino al partito ecologista locale. “Fin dal 2018, l’80% dei media ungheresi era, direttamente o indirettamente, controllato dal governo, secondo quanto riportato dal portale investigativo indipendente Átlátszó. L’Ungheria è il secondo peggior paese in Europa per la libertà di stampa, secondo quanto riportato dall’ente di controllo denominato “Reporters Without Borders” [Giornalisti senza confini].

Annunci

Il messaggio è chiaro ed inequivocabile: dopo l’acquisizione, nel 2015, del quotidiano Origo da parte di Telecom Ungheria, gestita dal figlio dell’ex ministro delle finanze del governo, Gyorgy Matolcsy, ed il conseguente allineamento alla politica di Orban, Index era rimasto l’ultimo baluardo di rilievo della stampa libera magiara. In piena comunione con la sua politica, Orban non è ricorso nemmeno in questo caso ad alcuna violenza fisica sui giornalisti, ma ha imposto il suo volere ed ora il quotidiano presenta solo articoli in lingua locale: la versione in inglese, ancora consultabile, è ferma al 24 luglio: nemmeno le proteste di piazza della stessa sera, che hanno superato le diecimila unità, un numero molto notevole per lo Stato magiaro, hanno evitato quanto il regime aveva già imposto. Gli articoli che trovate attualmente sul sito Index.hu sono, per la maggior parte, scritti ancora da coloro che hanno collaborato con il giornale in questi mesi: da fine agosto, quando verrà meno il loro periodo di preavviso, non mi stupirei se Index dovesse cambiare nome o addirittura essere chiuso.

Proiezione verso il futuro. La Grande alleanza contro Orban.

Le elezioni del 2022 sono ancora lontane, ma le principali opposizioni potrebbero partecipare unite alla prossima tornata elettorale; a questo proposito, l’agenzia di stampa britannica Reuters riportò che – “recenti sondaggi indicano che la metà di tutti gli elettori attivi supportano Orban e l’altra metà vorrebbe una vittoria dell’opposizione. Questo calcolo non tiene conto degli indecisi, i quali rappresentano circa un terzo degli aventi diritto al voto e che potrebbero influenzarne l’esito”. I partiti che compongono questa “grande alleanza” sono sei: Leaders of the Democratic Coalition (DK), the Hungarian Socialist Party (MSZP), Jobbik, Momentum, Párbeszéd Magyarországért,
(Dialogue), e Politics Can Be Different (LMP).

Leaders of the Democratic Coalition (DK): il partito venne fondato nel 2011 ed una scissione dell’MSZP; è guidato dall’ex primo ministro (2004-2009) Ferenc Gyurcsány, colui che ammise nel 2006 (vedi parte inziale dell’articolo) di aver mentito sulle condizioni reali del paese. La fazione rappresentata è quella del centro-sinistra filo-europeo. In questi giorni ha rilasciato un comunicato nel quale comunica che non sarà a capo della coalizione, qualora dovesse vincere le elezioni.
The Hungarian Socialist Party (MSZP): il partito nacque nel 1989 come naturale successore del Partito Comunista dei Lavoratori; dal 2014 è guidato da Bertalan Tòth e anch’esso si colloca come realtà del centro-sinistra, vicina al socialismo democratico. Fa parte del gruppo parlamentare europeo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, nel quale rientro anche il PD, con un solo membro, in virtù del pessimo risultato ottenuto nelle elezioni europee del 2019.
Jobbik: acronimo di Jobbik Magyarországért Mozgalom è operativo in Ungheria dal 2003 ed è attualmente, in virtù del 19,06% conseguito nelle elezioni politiche del 2018, il principale partito di opposizione. È nato dalle ceneri del movimento di estrema destra Partito Ungherese Giustizia e Vita dal quale aveva mutuato le principali ideologie, ovvero nazionalsocialismo, populismo ed euroscetticismo.

Annunci

Peculiarità, quest’ultima che si manifestò nel 2012, quando i manifestanti scesero in piazza per chiedere l’uscita dall’Unione Europea e fu bruciata la bandiera dell’Unione Europea da parte dell’allora guida del partito, Gàbor Vona. L’ex Fidesz è stato sostituito da Peter Jakob, che attualmente guida il nuovo corso del partito; è doveroso ricordare come però, già nel 2016 vi fosse stata una prima svolta con l’uscita in Europa dall’AEMN – Alleanza Euorpea dei Movimenti Nazionali, della quale fanno parte tra gli altri Casapound e la greca Alba Dorata, primo avvicinamento alle posizioni attuali, sempre nazionaliste ma maggiormente conservatrici e filo-cattoliche.

Márton Gyöngyösi, vice presidente del partito ed eurodeputato, descrive con precisione le intenzioni di Jobbik – “Ciò a cui ambiamo per l’Europa è che sia nuovamente un continente imparziale che mostri solidarietà e rispetti i propri valori cristiani così come furono concepiti dai padri fondatori dell’integrazione europea. Per l’Ungheria, desideriamo che diventi uno stato libero, democratico e competitivo, così come desideravamo sin dal crollo del comunismo. Momentum: il partito guidato da Andràs Fekete-Gyor è di recentissima formazione, essendo stato fondato nel 2017: i valori pregnanti sono quelli del centrismo e dell’europeismo liberale, analoghi a quelli che caratterizzano il gruppo parlamentare europeo al quale sono associati, ovvero Renew Europe (ex ALDE). Il partito è in forte ascesa, considerando sono passati dal 3,1 (percentuale non sufficiente per avere dei rappresentanti in Parlamento) del 2018, al 9,9% delle elezioni europee dell’anno successivo. Párbeszéd Magyarországért: Dialogo per l’Ungheria è uno dei due partiti ecologisti della coalizione ed è nato dalla scissione, nel 2013 da LMP; in Europa, Dialogo fa parte del gruppo parlamentare Verdi Europei. Il leader politico è Tímea Szabó, che si è apertamente schierata contro il governo Orban in più occasioni tra cui la riorganizzazione giornalistica ed editoriale di index.hu.; la pagina ufficiale del partito riporta questo interessante estratto: Oggi, milioni di persone in Ungheria – gli elettori – possono solo “ottenere informazioni” dalla propaganda del governo, perché nessun altro mezzo può accedervi. Vede i messaggi del governo sui cartelloni pubblicitari, guarda la TV, ascolta la radio, legge il giornale (gratuito). […] Ma può essere una coincidenza che ogni mezzo d’informazione diventi portavoce del governo? Potrebbe essere una coincidenza che l’orribile spesa pubblicitaria delle società di proprietà statale e del governo stesso fornisca la base finanziaria per questi media? Politics Can Be Different (LMP): La politica può essere diversa (Lehet Más a Politik); questo è il nome dell’altro partito ecologista ungherese, nato nel 2009; non vi sono differenze con Párbeszéd rispetto agli ideali politici e questo può essere un punto di contatto nella coalizione, considerando che inizialmente era un’unica entità.

Annunci

Prospettive di successo.

Attualmente, è assolutamente prematuro pensare a quale potrebbe essere il programma di governo della coalizione o su quali punti di politica interna possano convergere, se non il cambiamento dell’attuale regime e una maggiore vicinanza alle politiche comunitarie. Molto interessante è un tweet di Zoltán Kovács, ex giornalista di Index.hu, che ringrazio per le indicazioni fornitemi durante la stesura dell’articolo, nel quale sottolinea due aspetti fondamentali.

  • Nel 2011, Fidesz (partito di Orban) ha riscritto la legge elettorale, introducendo il sistema uninominale ed eliminando il secondo giro di consultazioni. Da quel momento, i voti sono sempre stati divisi tra le frammentarie opposizioni e i candidati del partito di governo hanno potuto vincere facilmente i seggi.
  • Fidesz ha vinto in 91 delle 106 circoscrizioni, ma ha ottenuto meno del 50% dei voti in 44 di esse.
    In sintesi, con un programma unitario e dei solidi candidati, i sei partiti possono superare lo sbarramento previsto dalla legge vigente, ben il 15% se la coalizione è di tre o più partiti, e potenzialmente creare una nuova maggioranza che dia un’altra immagine al paese: tutto ciò non garantisce assolutamente il successo dell’opposizione, ma almeno ci sarà un tentativo di porre fine allo strapotere di Orban.

Conclusione.
Indipendentemente da quali saranno gli sviluppi dei prossimi mesi, il mio intento sarà quello, per quanto possibile, di continuare a documentarvi sulla situazione vigente, con l’ausilio di tutte le fonti attendibili che potrò reperire, rispettando i criteri ideali caratteristici della mia formazione di storico: oggettività e correttezza.

TROVI I NOSTRI AGGIORNAMENTI QUOTIDIANI SULLA PAGINA FACEBOOK.

AIUTACI A CRESCERE CONDIVIDI CON I TUOI AMICI L‘ARTICOLO

intopic.it

Fonti
1- Enzo Bettiza – 1956, Budapest, I giorni della Rivoluzione – Mondadori (pag.50)
2- https://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/09_Settembre/19/budapest.shtml

3- https://unric.org/it/onu-diritti-umani-preoccupazione-per-le-misure-adottate-in-ungheria-
dal-governo-orban-in-risposta-al-covid-19/

4- https://www.forbes.com/sites/jamiewareham/2020/05/19/hungary-makes-it-impossible-
for-transgender-people-to-legally-change-gender/#1c5e09c3698e

5- https://www.nytimes.com/2020/07/24/world/europe/hungary-poland-media-freedom-
index.html

6- https://cz.boell.org/en/2020/08/13/dont-be-silenced-hungarys-biggest-independent-
news-site-collapses

7- https://www.reuters.com/article/us-hungary-politics/hungarian-opposition-unites-to-
challenge-pm-orban-in-2022-idUSKCN25A0ZY

8- https://hungarytoday.hu/gyurcsany-dk-pm-house-speaker-democratic-coalition-opposition
9- https://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_15/budapest-bandiere_917d69a4-3f70-11e1-
8779-a112fb36ee96.shtml
10- https://www.jobbik.com

11- https://parbeszedmagyarorszagert.hu/hu/hir/parbeszed-az-ebesz-hez-fordul-magyar-
sajto-helyzete-miatt

12- https://twitter.com/ZoltanKovacs89/status/1294165823163174912

3 pensieri su “Ungheria: la politica Orbaniana in crisi? Controllo sulle libertà individuali per un potere senza controllo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...