Istanbul: da socio di Abu Bakr al-Baghdadi a vittima dei suoi soldati.

L’ISIS si ribella contro Ankara. L’emiro dello Stato Islamico in Anatolia progettava attentati in Turchia, fra cui il museo riconvertito in moschea di Santa Sofia.

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Che cosa sta accadendo in Turchia? Nella giornata di ieri ad Adana è stato arrestato Mahmut Ozden, ritenuto dai servizi segreti turchi “l’emiro dello Stato Islamico in Anatolia”. Le accuse nei suoi confronti sono gravissime: aveva elaborato una lista di luoghi-simbolo da colpire, fra i quali l’ex cattedrale-museo tornata moschea di Santa Sofia. La scorsa settimana era stato arrestato un altro membro dell’organizzazione terroristica ed è altamente probabile che le due operazioni siano collegate.

Il motivo del perché Ozden e lo Stato Islamico volessero colpire Santa Sofia non è chiaro neanche alle autorità, ma una cosa è certa: la Turchia è entrata nell’obiettivo dei sopravvissuti ad Abu Bakr al-Baghdadi, il califfo del terrore scomparso il 27 ottobre 2019.

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Il 19 luglio, sempre a Istanbul, i servizi segreti turchi avevano sgominato una cellula operativa dello Stato Islamico. I suoi membri erano in procinto di compiere degli attentati nella metropoli. La domanda è: perché? La Turchia è stata un porto sicuro per i soldati di al-Baghdadi sin dallo scoppio della guerra civile siriana e dalle prime fasi espansionistiche nel Siraq. La Turchia ha trafficato passaporti falsi per facilitare il viaggio dei combattenti stranieri dall’Europa occidentale. Sempre la Turchia ha offerto rifugio alle cellule dell’organizzazione, consentendo loro di organizzare attentati in tutta l’Eurasia dalle loro basi in Anatolia.

Ultimo ma non meno importante, la Turchia è l’unica potenza del mondo musulmano (insieme all’Iran) realmente interessata a perseguire un’agenda politica interna ed esterna di difesa dell’islam: lo ha dimostrato de-kemalizzando la società e riportando l’islam al centro di ogni cosa pubblica della nazione, lo sta dimostrando nell’arena internazionale, occupandosi di proteggere e aiutare le comunità islamiche sparse in ogni angolo del globo, dal Messico alle Filippine.

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L’improvviso riorientamento strategico dello Stato Islamico in chiave antiturca non ha senso logico né ideologico: è la rivolta di Frankenstein contro il proprio creatore (o meglio: uno dei suoi creatori). I dubbi che aleggiano su tali avvenimenti sono molteplici ed è altamente possibile che alcune cellule siano state infiltrate da potenze straniere allo scopo di destabilizzare la Turchia, la cui politica estera rappresenta una minaccia crescente per l’Occidente e ha spinto gli stessi Stati Uniti a prendere posizione nel Mediterraneo orientale in supporto dell’asse greco-cipriota.

Opportunità e sfide accompagneranno questa lotta: le opportunità sono date dal fatto che la Turchia ha una conoscenza approfondita dello Stato Islamico, avendolo foraggiato per un decennio, le sfide provengono dalle difficoltà relative alla corsa contro il tempo tipica delle operazioni antiterrorismo. Anche solo un minuto di ritardo può costare delle vite, può costare dei simboli. Ieri hanno fermato Ozden, domani chissà; una sola cosa è certa: lo Stato Islamico non risponde più ad Ankara e, anzi, è pronto a colpirla duramente, distruggendone i luoghi più cari. Questi sono dei messaggi: sulla lotta allo Stato Islamico si giocherà un’importante partita per Erdogan.

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