Cina vs Stati Uniti: è calato il silenzio sullo scontro egemonico, ma cosa sta succedendo?

L’esplosione del porto di Beirut, la crisi in Bielorussia e la recente rivoluzione diplomatica in Medio oriente inaugurata dall’accordo di pace fra Emirati Arabi Uniti ed Israele hanno oscurato lo scontro egemonico sinoamericano iniziato da Donald Trump nel 2016.

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Ma cos’è successo nelle ultime settimane? Questo è un breve riepilogo:

Il vicesegretario di Stato degli Stati Uniti, Stephen Biegun, è volato in Europa orientale fra il 24 e il 28 agosto, facendo tappa rispettivamente a Vilnius, Mosca e Kiev. Mentre la ragione delle prime due destinazioni è stata chiara fin da subito, ovvero il dossier Bielorussia, sulla fermata nella capitale ucraina è stato mantenuto il più stretto riserbo; un riserbo tale che ha portato diversi media alla confusione: per alcuni il viaggio si sarebbe concluso a Kiev, per altri a Mosca. Alla fine, Biegun si è recato veramente a Kiev e, adesso, sappiamo anche di cosa si è parlato: Cina. Gli Stati Uniti sono preoccupati dalla presenza cinese nell’economia ucraina, vista come un tentativo da parte russa di mantenere un certo controllo sul Paese, ed in particolar modo dagli interessi di Pechino per le aziende strategiche dell’industria della difesa ucraina. Biegun si è recato in Ucraina per avvertire il presidente Volodymyr Zelensky: attenzione a chi si vende, a quanto si vende e, soprattutto, a che cosa si vende; perché i cinesi non devono entrare in possesso di conoscenze ritenute di “natura critica”, in particolar modo nel campo della missilistica.

L’ultima notizia è che l’ultimo rapporto del Pentagono sulla Cina ha lanciato l’allarme: “La Cina ha già raggiunto la parità con gli Stati Uniti – o addirittura l’ha superata – in diverse aree di modernizzazione, tra cui la costruzione navale, i missili balistici convenzionali, i missili da crociera e i sistemi di difesa aerea integrati […] grazie all’integrazione di tecnologia militare estera, come gli S400 russi“. Secondo il Pentagono, ora che la parità strategica è stata raggiunta o spezzata in numerosi settori, il prossimo obiettivo di Pechino potrebbe essere la costruzione di un esercito all’avanguardia, capace di rivaleggiare con quello statunitense in ogni settore. La parità è stata spezzata parzialmente, ad esempio, nella sfera marittima: la Cina ha attualmente 350 fra navi da guerra e sottomarini, mentre gli Stati Uniti 293. Resta però la questione delle portaerei: gli Stati Uniti ne hanno 11 all’attivo, una in progetto e una in costruzione; la Cina ne ha 2 all’attivo, 2 in costruzione e una in progetto.

Chi pensa che stiamo ancora vivendo in un contesto unipolare dovrà ricredersi: parliamo di un’epoca ormai agli sgoccioli. Forse non si giungerà al multipolarismo, è ancora troppo presto, ma il rapporto del Pentagono è il segno che siamo appena entrati nell’era bi-multipolare.

Illustrazione: Craig Stephens

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