Sosia politico di Aleksandr Lukashenko ma uomo di Washington e Bruxelles. Chi è Milo Djukanović il presidente del Montenegro?

Montenegro: Milo Djukanović, presidente del Montenegro, era al potere dal 1990, ossia quattro anni in più di Aleksandr Lukashenko, ma di questo autocrate non si è mai parlato, perché è l’uomo di Washington e Bruxelles nei Balcani.

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È colui che ha portato il paese nella NATO senza alcuna consultazione popolare, che ha riconosciuto il Kosovo in segno di europeismo e posizionamento antiserbo e che nel dicembre 2019 ha posto le basi per la confisca dei beni della Chiesa ortodossa serba, l’istituzione sociale più accreditata del Paese, appoggiando la nascita di una chiesa autocefala in stile Kiev, la chiesa del Montenegro.

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I fedeli hanno sottolineato il loro fermo rifiuto con processioni continue, pacifiche e massicce, che hanno raggiunto fino a 100.000 persone (il paese ha mezzo milione di abitanti), alle quali il governo ha reagito con la forza, incarcerando dimostranti e preti, impedendo a membri di polizia ed esercito di prendervi parte – pena il licenziamento. Lo stesso Papa Francesco si era intromesso nella questione, invitando il presidente montenegrino ad abbassare la retorica antiortodossa e incontrando un suo portavoce in Vaticano, avvisandolo che la confisca dei beni alla chiesa ortodossa avrebbe potuto scatenare reazioni popolari.

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Tutto inutile: Djukanovic ha varato la legge, represso le manifestazioni e poi ha accusato Mosca e Belgrado di ingerenze. Domenica hanno avuto luogo le elezioni e ha vinto, per la prima volta dal dopo-Iugoslavia, un politico filoserbo, Zdravko Krivokapić, emerso proprio da questa “controrivoluzione colorata” ortodossa, democratica e totalmente ignorata dai nostri media tradizionali, in un capovolgimento degli equilibri di potere che potrà avere ripercussioni per l’intera regione. Pensate se, ad esempio, Krivokapic dovesse uscire dalla NATO.

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Ma perché ha vinto Krivokapić? Djukanovic è arrivato comunque primo, con il 35%, mentre Krivokapić è arrivato secondo con il 32,5%. Ma è questo il punto: è finito il dominio indiscusso di Djukanovic che, dopo un trentennio, assiste alla fine del suo sistema partitocratico che ha avvolto il Paese come una piovra. Il Partito Democratico dei Socialisti, infatti, non ha i numeri per governare: 30 seggi su 81. Il vero vincitore è, quindi, Krivokapić: sarà lui l’ago della bilancia decisivo e determinante, colui che dovrà essere ascoltato obbligatoriamente dal PDS onde evitare crisi di governo e sommosse in piazza. Aspettiamoci sorprese, e non da Djukanovic, ma da Krivokapić, dalle chiese e dalle piazze. La volontà popolare torna ad essere ascoltata e, curiosamente, non in Occidente: ma nella ex Iugoslavia. Qualcosa su cui riflettere.

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