La Grecia soccomberà alla Turchia?

Atene chiede una riunione d’emergenza. Per Bruxelles non c’è nessuna fretta, prima Ankara. L’incontro straordinario del consiglio dei ministri degli esteri a Berlino si terrà il 27 e il 28 agosto. Fino ad allora, la Turchia sarà libera di procedere con le attività di ricerca ed esplorazione nella zona economica esclusiva greca.

Prima di esporvi questa breve analisi di scenario vogliamo fare una premessa: non è basata su una visione pessimistica dei fatti, ma su una presa d’atto estremamente lucida e realista. Nei giorni scorsi la Turchia è passata dalle minacce ai fatti: una nave da ricerca turca, la Oruc Reis, è entrata nella zona economica esclusiva greca nei pressi di Castelrosso, scortata da un sottomarino da quattro navi della Marina militare. Secondo fonti greche accreditate, la Turchia avrebbe anche attivato gli S400 russi in funzione antigreca.

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L’entrata nelle acque di Castelrosso trae legittimità da un Navtex (avviso di navigazione marittima) emesso dalle autorità turche a scopo di ricerca energetico, valido fino al 23 agosto, e negli stessi momenti sono iniziate due esercitazioni militari davanti Rodi e Castelrosso.

Le forze armate greche hanno inviato un ultimatum: ritirata entro le ore 23. Non è stato ascoltato e vani sono stati i tentativi di cacciare la flotta turca fuori dalla zona economica esclusiva greca, perché ha fatto comparsa anche l’aviazione turca dopo che Atene ha inviato degli elicotteri nell’area delle operazioni.

Confini marittimi contesi intorno all’isola di Cipro.

La Grecia ha chiesto una riunione urgente dei ministri dell’Unione Europea per discutere di un’azione congiunta. Ha ottenuto una riunione, ma non urgente: si terrà un incontro straordinario del consiglio dei ministri degli esteri a Berlino… ma il 27 e il 28 agosto. Questo significa che, fino ad allora, la Turchia sarà libera di procedere con le attività di ricerca ed esplorazione nella zona economica esclusiva greca.

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Le dichiarazioni di Peter Stano, il portavoce della Commissione Europea, sono abbastanza eloquenti e non hanno bisogno di interpretazioni; l’Unione Europea se farà, farà poco: “We agree that the situation in the eastern Mediterranean is extremely worrying and needs to be solved in a dialogue, not in a series and sequence of steps that are increasing the escalation and the tensions“.

Questa la traduzione fedele in italiano: “Siamo d’accordo sul fatto che la situazione nel Mediterraneo Orientale è estremamente preoccupante e ha bisogno di essere risolta attraverso il dialogo, non in una serie e in una sequenza di passi che aumenterebbero l’escalation e le tensioni”.

Ma perché sembrano avere tutti paura della Turchia? Partiamo da questo presupposto: è un gigante dai piedi d’argilla, sì, ma che si regge su delle stampelle di acciaio. La Grecia (da sola) non può intervenire contro la Turchia per i seguenti motivi, teneteli bene a mente:

  • Dimensioni e capacità delle forze armate: Turchia è il secondo esercito Nato (900mila soldati circa), la Grecia è il quinto (365mila).
  • La Turchia dispone di eserciti paralleli (come Sadat), dispiegabili in qualsiasi momento in supporto alle ff.aa regolari e specializzati in operazioni non convenzionali, la Grecia no.
  • La Turchia dispone di quinte colonne funzionali a mettere sotto pressione i Paesi europei (Germania, Austria, Paesi Bassi, ecc), la Grecia ospita qualche rifugiato curdo e sono noti dei legami con alcune fazioni del movimento curdo, ma non tali da creare preoccupazione ad Ankara.
  • La Casa Bianca ha più interesse a manifestare appoggio ad Ankara che ad Atene per ragioni di realpolitik: è l’Anatolia il luogo-chiave per il dominio sul Mar Nero, sul Caucaso meridionale e sul Vicino Oriente; Atene riveste una rilevanza geostrategica di gran lunga inferiore.
  • La Turchia ha una leva di pressione capace di mettere sotto pressione l’intero Vecchio Continente: i rifugiati. Accontentare Erdogan significa evitare che si riversi in Europa una fiumana di oltre quattro milioni di persone, fra le quali potrebbero venire nascosti dei combattenti per diffondere il caos.
  • Quest’ultimo punto è estremamente importante, perché sembra non parlarne nessuno: negli anni recenti la Turchia ha costruito un cordone sanitario attorno la Grecia, espellendo l’Italia dall’Albania, diventando protettrice del Kosovo (importante centrale del jihadismo nei Balcani) e acquistando un’incredibile influenza sulla Macedonia del Nord (in quest’ultima operano i Lupi Grigi). Stiamo parlando della cosiddetta “cintura albanese”. Che cosa significa? Se scoppiasse una guerra, la Grecia potrebbe letteralmente imploderebbe a causa di a) attacchi simultanei nell’Egeo e nel Mediterraneo Orientale (condotti dalle ff.aa turche), b) della pressione esercitata da centinaia di migliaia di presunti rifugiati sulla Tracia orientale e via mare, c) delle operazioni non convenzionali lanciate dai paramilitari turchi, d) del possibile sconfinamento illegale a Nord di jihadisti e combattenti provenienti da Albania, Kosovo e Macedonia del Nord.

LEGGI ANCHE: Europa: un nano dai piedi d’acciaio in mezzo a giganti dai piedi d’argilla.

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La Grecia si trova in una condizione di accerchiamento e non ha modo di aggirarlo, ma una via d’uscita c’è: un contro-accerchiamento. Per riuscire nell’opera, che limiterebbe sicuramente l’aggressività turca, si dovrebbe procedere a migliorare i legami con la Russia (per il Mar Nero), con l’Armenia (per il Caucaso meridionale), e con le potenze rivali della Turchia nel Mediterraneo Orientale (Egitto, Israele, Siria).

Ovviamente, la Grecia dovrebbe essere in grado di portare qualcosa sul tavolo affinché questi partenariati si rivelino efficaci e capaci di produrre azione, “assalendo” la Turchia quando sarà il momento, perché non vi è assolutamente necessità di altri partenariati in stile Ue, che in realtà dovrebbe rappresentare una vera e propria alleanza.

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