Duomo di Milano: un vigilante preso in ostaggio. Non era solo il vigilante ad essere in ostaggio, ma l’intera pattuglia giunta in soccorso.

Ieri è accaduto qualcosa di gravissimo al Duomo di Milano. Ne parliamo oggi, perché analizzare le cose a mente fredda è sempre preferibile.


Un vigilante è stato preso in ostaggio per 8 minuti da un 26enne egiziano, armato di un coltello a serramanico di 20 centimetri, entrato nel complesso sfondando a calci la rete di recinzione. Non sappiamo cosa volesse fare e per ora non c’è ancora alcuna accusa di terrorismo.

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Sappiamo, però, che le nostre ff.oo hanno fatto una figura pessima. Non era solo il vigilante ad essere in ostaggio, ma l’intera pattuglia giunta in soccorso.
Un sito specializzato, che si occupa di questi fatti, dipinge un quadro a tinte foschissime, delle nostre forze dell’ordine ne esce un quadro raccapricciante:
“Il problema che si è verificato ieri al Duomo di Milano dovrebbe incoraggiare delle serie elucubrazioni sulle condizioni delle forze di polizia italiane. Infatti, non è colpa loro [ma c’è] un’ovvia mancanza di addestramento adeguato, improvvisazione pericolosa, paura di usare un’arma. L’assalitore avrebbe potuto ferire facilmente e gravemente, o persino uccidere, la vittima prima che uno di questi agenti potesse estrarre l’arma o sparare un colpo. Una gigantesca dose di fortuna ha fatto sì che la situazione non culminasse in una tragedia”.

Una combinazione tutta all’italiana di pacifismo esasperato e sentimenti anti-polizieschi (ma siamo gli stessi che poi se la prendono con la cultura mafiosa) ha reso i nostri poliziotti impreparati ad affrontare la quotidianità. Molti sono preparati ma hanno paura di agire per ripercussioni legali o mediatiche (es. i servizi dei giorni scorsi su quell’agente che ha fermato un latinoamericano, gridando al caso George Floyd all’italiana).


Una parte, abbastanza corposa, è invece impreparatissima e forse non sa bene perché è entrata in polizia.

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