Cosa fanno insieme Arnold Schwarzenegger, Donald Trump, la città di Portland e George Floyd.

A Portland, la città sfuggita al controllo statale e dove neanche la linea dura dell’amministrazione Trump si è rivelata efficace, è successo qualcosa che potrebbe far ridere, e rideteci anche sopra per un po’, ma che è indicativa dello stato di salute della libertà d’espressione, e della libertà in generale, in Occidente.

Dobbiamo preoccuparcene perché ciò che accade negli Stati Uniti poi si ripercuote in Europa: dal centro alla periferia, è inevitabile.

Non ha a che fare con la geopolitica ma come sapete ci occupiamo anche di cultura e presto daremo vita ad un’iniziativa contro il politicamente corretto, che denunciamo essere uno dei motivi della degradazione culturale dell’Occidente.

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A Portland, la città sfuggita al controllo statale e dove neanche la linea dura dell’amministrazione Trump si è rivelata efficace, è successo qualcosa che potrebbe far ridere, e rideteci anche sopra per un po’, ma che è indicativa dello stato di salute della libertà d’espressione, e della libertà in generale, in Occidente. Dobbiamo preoccuparcene perché ciò che accade negli Stati Uniti poi si ripercuote in Europa: dal centro alla periferia, è inevitabile.

Prima di spiegarvi cos’è successo, vogliamo ricordarvi che quanto sta accadendo a Portland, e in altre parti degli Stati Uniti, è il risultato di un’insurrezione civile dai contorni politici e razziali che ha avuto inizio con la morte di George Floyd. Vi avevamo avvertito, avrebbe potuto non trattarsi di una rivolta sociale ma di una vera e propria guerra culturale eterodiretta da alcune forze (liberali) contro Donald Trump e contro tutto ciò che egli rappresenta: l’America profonda, l’America wasp.

A Portland, dove da giorni si bruciano Bibbie e bandiere a stelle e strisce, gli organizzatori di un festival cinematografico avrebbero dovuto proiettare “Un poliziotto alle elementari”, popolare commedia per famiglie del 1990 con protagonista Arnold Schwarzenegger, in occasione del trentennale della sua uscita nelle sale cinematografiche. La proiezione però non ha avuto luogo: gli organizzatori hanno deciso di annullarla, di cancellarla, in seguito a delle proteste originatesi in rete e presto trasferitesi nelle strade.

Locandina del film “un poliziotto alle elementari” con Arnold Schwarzenegger.
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Il rischio di ripercussioni, del resto, era elevato: la città è da settimane preda di violenze politiche quotidiane, roghi, saccheggi, le forze dell’ordine sono in ritirata, riportare la legge si è rivelato impossibile e lo stesso Trump ha allentato la presa dopo che l’invio dei federali aveva incendiato ulteriormente la situazione. Questo è lo sfondo in cui è avvenuta la cancellazione della proiezione.

Ma perché è importante parlarne? Beh, considerate l’evento come insignificante allora siete parte del problema oppure non avete lungimiranza, ignorate quali saranno le tappe successive di questo percorso: qualcuno deciderà per voi cosa potete e cosa non potete guardare; anzi lo stanno già facendo. Poco alla volta ci stiamo avvicinando verso la distopia, stiamo assistendo alla costruzione di regimi totalitari liberali, dove una minoranza agguerrita impone il proprio pensiero su una maggioranza silenziosa. Ed è proprio questo il problema: il silenzio. Il silenzio è l’anticamera della sconfitta, dell’estinzione.

Perché prendersela con questa commedia? Secondo i manifestanti, appartenenti alla sinistra radicale, il film “romanticizza le forze dell’ordine”, plagiando la mente degli spettatori, che in questo caso sono i più giovani, sono bambini. Si tratterebbe dell’ennesimo prodotto cinematografico partorito dal sistema di potere per promuovere la bontà dell’istituzione-polizia, che sarebbe intrinsecamente maligna poiché espressione del suprematismo bianco, e che inoltre conterrebbe messaggi di discriminazione razziale e omotransfobia. Un film da censurare, insomma. Gli organizzatori del festival hanno ceduto: il rischio di venire attaccati, di questi tempi, è estremamente elevato.

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Come vi abbiamo scritto, ricordatevi dove e come nate queste proteste che ormai hanno perso ogni legittimità e senso: la morte di George Floyd. Ci abbiamo visto lungo: vandalismi e strane richieste iconoclaste erano i segnali di una guerra culturale in divenire. Si è passati rapidamente dal protestare contro la brutalità poliziesca (assolutamente legittimo) al chiedere l’abolizione della polizia e alla nascita di zone autogestite dalla sinistra radicale, da Portland a Seattle, in cui vige tutto meno che la legge e lo abbiamo anche documentato.

Si stanno bruciando libri e censurano film sotto i nostri occhi, è diventato un reato anche citare autori del passato “colpevoli” di avere convinzioni in linea con quelle imperanti nella loro epoca, avere un pensiero indipendente e non omologato può costare la carriera, può costare la vita. E non sta accadendo nella Germania hitleriana o nell’Unione Sovietica, sta accadendo proprio qui, oggi, nel democratico e liberale Occidente.

E se proprio dobbiamo “cadere nel populismo”, sulla base di cosa si censura una commedia per famiglie ma si legittima lo sdoganamento della pornografia su ogni canale e in ogni dimensione della quotidianità? Cosa rende una commedia per famiglie più pericolosa di prodotti cinematografici e televisivi in stile Gomorra che sono un vero e proprio incitamento alla violenza, un’apologia dello stile di vita criminale?

Dobbiamo reagire perché in questi giorni si sta scrivendo il futuro dell’Occidente, nostro e dei nostri figli, di chi ci succederà, e stiamo permettendo che a scriverlo sia una minoranza dalle ambizioni totalitarie.

[Autore: Emanuel Pietrobon]

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