Medio Oriente Nuove Guerre

Balcani: Ciao Ciao Europa, ben (ri-)tornata Turchia!

Come abbiamo scritto, la Nato ha recentemente chiesto alla Grecia di rinunciare a condurre esercitazioni militare sul proprio territorio per non indispettire la Turchia. Atene aveva acconsentito. Avevamo scritto che ciò avrebbe sancito il possibile inizio di un ritiro greco dai propri (legittimi) confini, neanche il tempo di avvertirvi, la Turchia ha invaso la Grecia, con il tacito consenso della NATO.

Lo abbiamo scritto: la Turchia è la vera potenza vincitrice di questa pandemia, un’emergenza sanitaria trasformatasi presto in una partita geopolitica in cui si sta giocando il futuro destino dell’ordine internazionale occidentalo-centrico. La diplomazia degli aiuti sanitari di Ankara, seconda per portata ed estensione soltanto a quella di Pechino, sta già portando numerosi risultati in aree di interesse strategico come Balcani ed Asia centrale.

Con l’Albania è stato ratificato nei giorni scorsi un accordo di cooperazione militare, originariamente siglato a novembre scorso, con la Moldavia è stato raggiunto un accordo di collaborazione nel campo della salute e prossimamente sarà aperto un consolato nella regione autonoma della Gagauzia, abitata da una popolazione turcica e sede nei primi anni ’90 di un tentativo secessionista poi abortito, con il Kazakistan è stato raggiunto un accordo per il rifornimento di armi da parte del gigante della difesa turco, Aselsan.

Ciò sta avvenendo sullo sfondo del potenziamento della capacità di trasporto della tratta ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars, linea di collegamento fra i mercati di Turchia, Caucaso meridionale ed Asia centrale ex sovietica. A inizio maggio è stato allestito il più lungo treno merci che abbia mai percorso la tratta: lungo 940 metri, quasi un chilometro di merci turche destinate a soddisfare la domanda di mercati che un tempo furono sotto esclusiva influenza del Cremlino e che, oggi, parlano sempre di più la lingua turca.

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Il Daily Sabah, il megafono dello stato profondo turco, del resto, il mese scorso scriveva che “la grande potenza turca è rinata ed è pronta a far sentire la propria voce nel futuro ordine internazionale”. A quanto pare, il futuro è già qui, perché nei giorni scorsi 35 soldati turchi hanno invaso una striscia di terra sotto sovranità greca, rivendicandola come propria. Nessun commento da parte dell’Unione Europea né da parte dell’Alleanza Atlantica e degli Stati Uniti, la Grecia viene abbandonata a se stessa, come al solito, nella consapevolezza che non può rispondere a simili minacce per questioni di pragmatismo: la Turchia è il secondo esercito per grandezza della NATO, la Grecia è il nono, la Turchia gode del supporto di enti sussidiari come organizzazioni terroristiche islamiste ed è molto più motivata alla guerra, la Grecia non ha né enti sussidiari né la motivazione.

Atene ha chiesto ad Ankara di ritirare le truppe, ricevendo un netto rifiuto. Secondo il governo turco: “La Grecia non può dichiarare unilateralmente sovranità su territori contesi”. C’è un problema: quei territori sono contesi soltanto per la Turchia, perché la Grecia non ha mai manifestato alcun problema di sorta né a livello di terra né a livello di acque. Al contrario, è la Turchia che da più trent’anni è protagonista di incursioni, spavalderie e provocazioni e produce mensilmente più di 10 violazioni territoriali di natura aerea, con picchi straordinari di 80-100 violazioni dello spazio aereo in alcuni periodi.

Come abbiamo scritto, la Nato ha recentemente chiesto alla Grecia di rinunciare a condurre esercitazioni militare sul proprio territorio per non indispettire la Turchia. Atene aveva acconsentito. Avevamo scritto che ciò avrebbe sancito il possibile inizio di un ritiro greco dai propri (legittimi) confini, neanche il tempo di avvertirvi, la Turchia ha invaso la Grecia, con il tacito consenso della NATO. Il futuro sarà ancora più cupo e non solo per la Grecia, ma per l’intera penisola balcanica, sulla quale tornerà ad ergersi prepotentemente l’ombra dell’imperialismo neo-ottomano, e questo per colpa, a causa, e con la complicità dell’Unione Europea e della NATO.

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