L’epidemia Covid-19 ai tempi delle bio-armi e delle bio-guerre.

Iran: a poco più di 14 giorni di distanza dalla diffusione del Covid-19 nel paese, il regime rivoluzionario è in ginocchio. Il motivo, però, non è il semplice fatto che il paese sia invaso da focolai, dalle città ai villaggi più remoti situati nelle montagne, ma che uno dopo l’altro stanno morendo membri di spicco del governo e dell’apparato di sicurezza, nonostante le precauzioni assunte. Come in Cina, anche in Iran il cd Covid-19 si è manifestato in una forma particolarmente virulenta, con il tasso di letalità maggiore fino ad oggi riscontrato: una media di 40 decessi ogni 1000 infetti.

Quelle che fino a ieri erano indiscrezioni, si sono formalizzate in accuse: membri del regime hanno accusato “potenze straniere” (il riferimento è a Washington) di aver in qualche modo utilizzato il Covid-19 come un’arma per peggiorare la crisi nel paese. Accuse che avvengono sullo sfondo di un possibile potenziamento del regime sanzionatorio da parte dell’amministrazione Trump.

La lista degli esponenti di spicco morti negli ultimi dodici giorni è lunga, e si allungherà ulteriormente, perché il ceppo di Covid-19 che ha attecchito in Iran è particolarmente virulento e sembra prendersela con gli uomini del duo Khamenei-Rohani. La lista di “morti eccellenti” ha superato ormai quota 35, fra queste ricordiamo: Akbar Dehghan, chierico influente di Qom, Reza Mohammadi Langroudi, chierico influente di Qom, Mohsen Habibi, ayatollah, Fatemeh Rahbar, parlamentare, Ali Khalafi, chierico e membro della magistratura, Hossein Sheikholeslam, consigliere del ministero degli esteri, Hadi Khosroshahi, ambasciatore presso la Santa Sede, Mohammad Mirmohammadi, consigliere personale di Khamenei, Rasoul Azizi, membro dell’apparato di sicurezza, Ahmad Khosravi, attivista governativo, Muhammad Hajj Abu Alqasmi, esponente delle forze armate.

Non indagheremo sulle accuse iraniane, non punteremo il dito contro nessuno, ma ci limiteremo semplicemente a spiegare la realtà delle armi biologiche (bio-weapons), una realtà della quale si sa poco e si sa male.

Che cosa sono?

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Le armi biologiche sono tossine e agenti patogeni/infettivi, come batteri, virus, funghi, insetti, modificati per uccidere o per ferire gravemente. Le più grandi del potenze del globo hanno sviluppato arsenali o, comunque, programmi di ricerca per lo sviluppo di bio-weapons da almeno 70 anni, spesso conducendo le sperimentazioni sulle proprie popolazioni, a loro insaputa, per vedere gli effetti dal vivo.

Stati Uniti: anni ’50, nell’ambito dell’operazione Drop Kick vengono rilasciate in una cittadina della Florida, Avon Park, oltre 600mila zanzare, sane, “addestrate” in un laboratorio per attaccare gli esseri umani. L’esperimento ha successo: le zanzare invadono le case degli abitanti, riempiti di morsi, è la prova che possono essere “armate” (ossia infettate con qualche virus trasmissibile all’uomo) e poi liberate su determinati territori, magari la città di un paese rivale, producendo enormi danni.

Stati Uniti: anni ’70, nel quadro del “Project 112” vengono condotti 50 test in aree non specificate, inerenti la diffusione aerea di agenti infettivi e patogeni. Gran parte della documentazione sul progetto è ancora classificata.

Sud Africa: anni ’80, il governo autorizza un programma delle ff.aa mirante a trovare un modo per ridurre il tasso di fertilità della popolazione nera per mezzo dell’inoculamento clandestino di agenti patogeni nell’ambiente nel cibo. Il progetto, tanto macabro quanto ambizioso, passerà alla storia come il “Project Coast“.

Cile: anni ’80, lo scienziato pazzo Eugenio Berrios viene incaricato dalla polizia segreta di Augusto Pinochet, la DINA, di studiare lo sviluppo di armi biologiche da utilizzare per uccidere personalità scomode dell’opposizione. Berrios studiò, in particolare, come indurre infarti attraverso l’esposizione prolungata a determinate sostanze, e la conversione in arma del batterio gram+ (causa di una malattia nota come “botulismo“), gli furono commissionati studi sulla cocaina e sull’antrace.

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Verità o fantasia? Negli anni 2000 fu riaperto il caso della morte dell’ex presidente Eduardo Frei Montalva, creduta fino allora essere stata un incidente (infezione post-operatoria). L’ex agente segreto Michael Townley rivelò che Frei Montalva fu ucciso per via dell’esposizione ad una tossina sconosciuta. Fece il nome di Berrios, che però morì nel 1992, e dichiarò che la tossina fu prodotta nel Laboratorio de guerra bacteriologica del ejercito.

1997, il segretario della difesa degli Stati Uniti, William Cohen, spiega che occorre investire nella ricerca e sviluppo della guerra biologica perché l’avvento del nuovo secolo porta con sé il rischio dello sviluppo delle “ethnic bioweapons“, ossia armi biologiche etniche. Di cosa si tratta? Armi biologiche sviluppate appositamente per infierire danni particolarmente gravi su una specifica etnia, sfruttando le differenze genomiche. Anche qui, realtà o fantasia? Propendiamo per la prima, visto che soltanto tre anni dopo, il celebre think tank Progetto per un nuovo secolo americano, noto per aver elaborato l’intera politica estera di Washington nei riguardi del mondo islamico per il lungo termine, nel lungo documento per addetti ai lavori intitolato “Rebuilding America’s defendes” dedica alcune righe alle armi biologiche etniche, descrivendole come “uno strumento politicamente utile“.

Pochi anni dopo, sono due antropologi statunitensi, Vincent Sarich e Frank Miele, a spiegare nel libro “Race: The Reality of Human Differences“, come e perché è tecnicamente possibile sviluppare armi biologiche adattate per colpire un’etnia piuttosto che un’altra. Il motivo è piuttosto semplice: per la comunità scientifica le razze esistono, e presentano composizioni genotipiche tanto diverse fra loro da consentire ai laboratori militari la produzione di armi capaci di sfruttare queste differenze, rendendo, ad esempio, un agente patogeno più letale per un cinese che per un polacco. Scienziati pazzi come Berrios? Forse, ma la British Medical Association e l’International Committee of the Red Cross hanno pubblicato dei rapporti a riguardo – non parliamo proprio di enti al servizio del Pentagono – ammonendo della pericolosità di tali armi.

E se ancora non bastasse, si cerchi il rapporto conclusivo della commissione del Congresso degli Stati Uniti, messa in piedi nel 2008, a cavallo fra l’era Bush e l’era Obama, per discutere di un tema che non richiede spiegazione: “Genetics and other human modification technologies: sensible international regulation or a new kind of arms race? How can we anticipate a world where rogue and even not-so-rogue states and non-state actors attempt to manipulate human genetics in ways that will horrify us?”
Per coloro che non masticano bene l’inglese, questa è la traduzione letterale: Genetica ed altre tecnologie di modifica dell’essere umano, sensibile regolazione internazionale o un nuovo tipo di corsa agli armamenti? Come possiamo cogliere in anticipo un mondo in cui stati canaglia, ed anche stati non-così-canaglia, ed attori non statali cercano di manipolare la genetica umana in modi che ci terrorizzano?

Un anno prima che quel congresso avesse luogo, il governo russo decise di vietare l’esportazione all’estero di campioni biologici umani per qualsiasi scopo – suona strano, ora lo sapete, ma è una pratica comune nella comunità scientifica internazionale. E’ il motivo (ufficiale) alla base della decisione a lasciare perplessi: i servizi segreti (FSB) avrebbeo intercettato delle comunicazioni “compromettenti” fra i centri di ricerca statunitensi ai quali venivano spediti i campioni (come l’Harvard School of Public Health) e membri del complesso militare-industriale. In quelle comunicazioni si sarebbe parlato di presunti esperimenti tesi a comprendere i “punti deboli” dei genotipi della popolazione slava. Il governo reputa la denuncia del FSB credibile e viene imposto il divieto.

Oggi, a distanza di oltre un decennio, il mondo è sconvolto dalla pandemia del Covid-19 e da Teheran si levano gravi accuse all’indirizzo di Washington. Sappiamo che le armi biologiche esistono da almeno 70 anni, e che da 30 la tecnologia sia andata nella direzione del loro perfezionamento per aumentarne la letalità sulla base genomica, sulla base etnica, o razziale, come si preferisce. Il Covid-19 colpisce e uccide anche in Europa? Nessuno lo mette in dubbio, e il nostro paese è uno dei più colpiti. Ma non guardiamo ai numeri, guardiamo all’interno di quei numeri: chi viene colpito? In quanto tempo muore a partire dal momento della diagnosi e del trattamento? Qual’è la speranza di sopravvivenza di un italiano rispetto ad un cinese o ad un iraniano?

Nel 1933 ci hanno fatto credere che il Reichstag fosse stato bruciato dai comunisti. Poi abbiamo scoperto che era stato Adolf Hitler, ma fino a prova contraria era solo una teoria del complotto.

Nel 2003 ci hanno fatto credere che Saddam Hussein avesse delle armi di distruzione di massa e che fosse sul punto di utilizzarle per far scoppiare la terza guerra mondiale e “uccidere il mondo libero”. Poi abbiamo scoperto che negli arsenali iraqeni c’era poco e niente, ma tanto è bastato per giustificare un cambio di regime. Il mondo ha già dimenticato.

Ora vorrebbero farci credere che il sistema-paese di Teheran è fra i peggiori al mondo e che sia un solo caso che in 12 giorni siano morti più di 30 esponenti di alto livello di un regime scomodo, che si sta tentando di abbattere in ogni modo. Tutto può essere, lo abbiamo spiegato: qui non si dà ragione a Teheran, ma neanche vogliamo dare per buono tutto ciò che ci viene propinato dai mezzi di comunicazione di massa. Le armi biologiche esistono, sono state sperimentate sugli umani e le più grandi potenze del globo, come Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, hanno arsenali carichi di agenti patogeni, insetti, virus, che sono già stati testati. Virus informatici e virus reali, questa è la frontiera delle nuove guerre, del presente e del futuro. Chi sostiene il contrario è rimasto nel passato.

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