Hezbollah tra passato, presente e futuro

Hezbollah, anche noto come il Partito di Dio, è un’organizzazione politico-militare libanese ispirata ai valori del khomeinismo e del solidarismo islamico. Nasce nel 1982 all’indomani dell’occupazione israeliana del Libano meridionale e, da allora, ha fatto della lotta a Tel Aviv il punto focale della propria agenda politica.

Gli anni ’80 e ’90 sono la fase ascendente dell’organizzazione, della nascita e della maturazione. Sono anni turbolenti, di duro scontro con Israele e di crescente supporto popolare, anche da parte dei cristiani, che aiuteranno l’organizzazione a diventare gradualmente un giocatore di primo piano nel teatro politico libanese. Hezbollah non è solo antisionismo, è anche un partito politico, un fornitore di welfare, di ammortizzatori sociali alternativi e di complemento a quelli libanesi, dispone di strutture sanitarie, educative, e di programmi di aiuto per gli strati più deboli della popolazione. Una strategia efficace, influenzata da simili progetti portati avanti in passato dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e da Hamas.

Nel 2009 l’organizzazione diffonde un nuovo manifesto politico: la lotta per l’emancipazione dall’imperialismo non sarebbe più stata relegata al Libano, ma estesa globalmente. Per raggiungere quest’obiettivo sarebbero stati stretti maggiori legami con l’Iran, lasciando aperta la possibilità di una collaborazione anche con l’Unione europea.

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Classificando Israele come una minaccia eterna e uno stato razzista, Hezbollah del nuovo secolo lotta per un Libano unito e indipendente, con una rappresentanza parlamentare senza distinzioni di religione, provenienza geografica ed orientamento politico. Il focus è anche su un altro nemico: il capitalismo e le sue ingiustizie. Il partito di Dio, quindi, propone un vero e proprio piano ideologico, di ispirazione simil-socialista, ed inizia la ricerca di nuovi sponsor internazionali.

Il Partito di Dio è riuscito a dotare la sua ala militare, al-Muqawama al-Islamiyya (Resistenza Islamica), di maggiore efficienza organizzativa, logistica e capacità strategiche; ne abbiamo visto il potenziale all’epoca della guerra con Israele e, più recentemente, in Siria. Significativo, ed oggetto di studio, è stato l’intervento diretto nella battaglia di Qusayr del 2013, periferia sud di Homs, al confine con il Libano, uno dei momenti spartiacque della guerra siriana, poiché si è tradotto in una sconfitta pesante per i “ribelli antigovernativi”.

I membri del movimento sciita libanese Hezbollah prendono parte alle commemorazioni di Ashura in un sobborgo meridionale di Beirut il 12 ottobre 2016. Credito fotografico ANWAR AMRO / AFP tramite Getty Images.

L’esperienza nella guerra civile siriana che continua ancora oggi, dà la possibilità a Hezbollah di sviluppare una propria strategia regionale e globale grazie agli strumenti e addestramento adeguati ricevuti sia dalle forze siriane ma anche da quelle iraniane come nella “shadow wars”, tra spie a livello internazionale, competendo con le più importanti agenzie di spionaggio internazionali sia nella attività di spionaggio dei rivali che controspionaggio.

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All’inizio del 2019 Israele ha declassificato le informazioni riservate dell’intelligence su un’unità operativa creata da Hezbollah sulla parte del confine siriano nel Golan. Quest’unità è stata ribattezzata “the Golan file” e il suo scopo è quello di creare infrastrutture militari nella linea di demarcazione che separa Libano, Siria e Israele.

Le alture del Golan, territorio siriano de iure, sono de facto occupate militarmente da Israele dal 1967, a seguito della guerra dei sei giorni. La guerra tra Israele e Hezbollah riguarda anche questi territori o, più precisamente, una piccola parte di essi. Una delle questioni che riguarda l’occupazione delle alture del Golan è infatti l’occupazione delle fattorie di Sheb’a.

Le fattorie di Sheb’a sono un’area agricola che si estende per circa 14 km ed è composta da 14 fattorie a sud del paese di Sheb’a, villaggio libanese che si trova sulle pendici occidentali del monte Hermon, luogo di confine tra la Siria, il Libano e Israele. La sovranità libanese su quest’area molto fertile è contestata da Israele, che la reclama per sé. Attualmente la regione è amministrata da Tel Aviv, interpretata come parte delle alture del Golan.

Questo contenzioso sui confini non dipende solo dall’alta fertilità di questo luogo, ma anche dalle sue risorse idriche, che sono di grande interesse per Israele, che accusa il colpo di non possedere sufficienti risorse idriche rinnovabili, al contrario di Libano e Siria, che ne hanno in eccedenza.

A questo proposito, nel 2006, le Nazioni Unite si sono espresse con la Risoluzione 1701, definendo l’occupazione del Golan illegale, nonostante ancora oggi appartenga agli israeliani per questioni di sicurezza. La disputa per questo territorio trova le sue radici dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, all’indomani della caduta dell’Impero Ottomano, quando la Società delle Nazioni affidò il mandato sul Libano e sulla Siria alla Francia e quello della Palestina alla Gran Bretagna. Francia e Gran Bretagna si accordarono per l’annessione delle fattorie da parte della Siria, ma gli abitanti del luogo si consideravano libanesi. Nel 1949 venne riconosciuta la linea armistiziale tra Siria, Libano e Palestina, senza però definire alcun confine tra Libano e Siria, poiché entrambe sotto lo stesso mandato. Negli anni ‘60 venne istituita una commissione per risolvere il problema, che non ha mai prodotto risultati, interrotta dalla guerra civile libanese, nella quale subentrò Israele, con l’operazione Litani, per espellere l’OLP dal paese. Questo è il contesto in cui nasce Hezbollah.

Nel 2000 l’UNIFIL ha tracciato i confini condivisi tra Libano e Israele, ma la Linea Blu basata su cartografie ufficiali non include le fattorie di Sheb’a, che continuano ad essere rivendicate dal Libano. Tra il 2000 e il 2005 Hezbollah ha lanciato 33 attacchi contro Israele, fino all’arrivo della guerra nel 2006. La questione rimane in sospeso non solo per ragioni legate alle risorse idriche, ma anche per ragioni di diritto internazionale e ragioni di identità.

Nonostante la Risoluzione 1701, questo luogo continua ad essere uno dei motivi di questo conflitto infinito, per il quale non sembrano esserci soluzioni all’orizzonte.

Mentre la crisi nel Golfo Persico tra Iran e Stati Uniti è in continua evoluzione, si intensifica il supporto di Teheran a Hezbollah in chiave anti-israeliana, così come il lavoro di spionaggio di Washington all’interno della repubblica islamica.

Recentemente, Teheran ha reso noto di aver arrestato 17 spie, presumibilmente sul libropaga della CIA, alcune condannate a morte ed altre a lunghe pene detentive. Queste spie raccoglievano informazioni sulle guardie della rivoluzione, sull’andamento dell’economia ma anche sui legami con Hezbollah. Le spie “lavoravano come consulenti o fornitori in centri sensibili e vitali come organizzazioni economiche, nucleari, militari e cyber-correlate”, agendo in modo indipendente tra di loro senza nessun tipo di contatto o legame, in quanto la CIA avrebbe assegnato a ciascuno un sito esclusivo e separato. 

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