Geopolitica Nuove Guerre Russia

Russiagate all’amatriciana

La soffiata di BuzzFeed su un presunto accordo tra leghisti e russi vicini al Cremlino per finanziare la Lega, ed il progetto identitario di Salvini in Europa, attraverso petrolio ed ENI, è già stato ribattezzato il “Russiagate italiano”.
Una scelta azzeccata, considerando il modo in cui il clamore dell’omonimo originale si è sgonfiato, ossia con la completa assoluzione del presidente americano Donald Trump da ogni accusa.
Il contenuto dell’audio è ormai noto e quello che segue è un brevissimo riepilogo: tre italiani, fra i quali Gianluca Savoini – presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia ed ex portavoce del leader della Lega, e tre russi, discutono all’hotel Metropol su come far fruttare un presunto accordo segreto tra Russia ed ENI, la compagnia energetica italiana, per portare almeno 65 milioni di euro nelle casse del partito.
Ognuno degli interlocutori parla per sentito dire, per conto di terzi, è una conversazione piena di incognite, dubbi, rigiri di parole. La differenza tra il prezzo reale del greggio russo venduto sottobanco e quello poi ufficialmente fissato dall’ENI servirebbe a finanziare la Lega.
Dei sei, l’unica persona identificata è proprio Savoini, mentre sugli altri, sia italiani che russi, è totale mistero.
La reazione di Salvini è stata immediata: “Ho già querelato in passato, lo farò anche oggi, domani e dopodomani: mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia”.
Prima di raggiungere conclusioni affrettate, pensate: quale interesse avrebbe la Russia a finanziare un partito come la Lega? In passato era stato siglato un accordo di cooperazione con Russia Unita, vero, ma al tempo stesso è altrettanto vero che Italia e Russia, così come Lega e Russia Unita, si sono distanziate sempre di più. E di quell’accordo non si sa più nulla, alto mare, finito nel dimenticatoio, come tanti altri progetti di cooperazione partitica transeuropea partoriti nell’ambiente della destra falliti negli anni.
Ma torniamo al punto. Quale interesse? La retorica filorussa di Salvini è uscita di scena nel momento in cui ha messo piede al Viminale. Putin è stato sostituito da Trump, la promessa di agire unilateralmente per far cadere il regime sanzionatorio antirusso non è mai stata mantenuta, e sulla politica estera non c’è partito in Europa più filoamericano della Lega.
Iran, Venezuela, Israele, Hezbollah, Cina: la Lega appoggia tutte le cause sposate dall’amministrazione Trump e, simultaneamente ed indirettamente, è contro ad ogni interesse russo.
Ma la fedeltà atlantista non basta. All’Italia non è permesso il doppiogiochismo che è invece concesso ad Erdogan, detestabile ma al tempo stesso politico di spessore che ha capito come “giocare” nelle relazioni internazionali e costruire spazi di manovra autonomi per il proprio paese, e la visita trionfale di Putin a Roma non è piaciuta per niente a Washington.
Non è una coincidenza che Buzzfeed, un sito noto per la produzione di scandali ad orologeria, tanto sensazionalistici quanto faziosi, abbia pubblicato la registrazione proprio la visita di Putin nel nostro paese e l’impegno assunto dall’esecutivo a “modificare” la linea dei propri alleati (ossia Ue e Usa) sulla Russia e sulle sanzioni.
Verosimilmente potrebbe trattarsi di un monito, diretto proprio a Salvini, da parte degli Stati Uniti o di altre potenze rivali del nostro paese, come la Francia, avente l’obiettivo di fermare la riapertura ad Est – pena la fine dell’appoggio statunitense all’esecutivo gialloverde che tanto piace agli ideologhi neocon che scrivono l’agenda Trump.
Ma potrebbe anche trattarsi della Francia, il primo rivale geopolitico in Europa del nostro paese. Nel tempo, i toni antiamericani di Emmanuel Macron sono notevolmente diminuiti, accompagnati anche dalla totale acquiescenza vero qualsiasi decisione di Trump. Dal Venezuela all’Iran, Macron è andato contro gli interessi nazionali francesi per cercare di smorzare la tensione con Washington – e sembra esserci riuscito.
La Francia è stato anche uno dei pochissimi paesi europei ad accettare “l’invito” di Trump a spedire più truppe in Siria per permettere agli statunitensi di tornare a casa. La Germania ha rifiutato, l’Italia pure.
Chiaramente un tale servilismo non passa in secondo piano a Washington, soprattutto se messo a disposizione da parte di una grande potenza del Vecchio continente.
E l’Italia, bloccata da lotte intestine e assenza di statisti e politici degni di essere chiamati tali, è rimasta come al solito impantanata, incapace di sfruttare prima un possibile, importantissimo, partenariato con la Russia (quando sì, era realmente interessata), e poi quello con Trump, oramai quasi sfumato per gli strafalcioni commessi a fasi alternate da Lega e 5 Stelle.
Soltanto una cosa è certa, chiunque sia dietro al Russiagate all’amatriciana ha già raggiunto il suo obiettivo: in Italia non si parla d’altro che di 69 milioni (dove sono? chi ci assicura che Savoini sia così importante da convincere Putin a vendere petrolio sottobanco all’Italia per finanziare il partito più filo-atlantista dell’Ue?), alcuni già chiedono le dimissioni di Salvini e, soprattutto, torna a circolare la leggenda nera della Russia di Putin, banca del populismo nero, fabbrica di troll, bufale e disinformazione, alla ricerca costante di un motivo per iniziare una terza guerra mondiale, alimentando un clima di paura rossa che ricorda tanto la caccia alle streghe maccartista statunitense degli anni ’50 e ’60.

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