Hamas, organizzazione terroristica o movimento di liberazione?

Hamas, acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islamista (let. Movimento Islamico di Resistenza), è un’organizzazione paramilitare, considerata di stampo terroristico da una serie di paesi, tra cui Israele, Stati Uniti, Canada ed Unione Europea, nata nel 1987 su iniziativa dello sceicco Ahmed Yasin e dei Fratelli Musulmani.

Altri paesi, tra i quali Iran, Russia, Norvegia, Svizzera, Cina e Qatar, invece non considerano Hamas come un gruppo terroristico.

All’epoca della fondazione, Israele controllava maggiormente la proliferazione di organizzazioni nazionaliste e laiche, come l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ed è ritenuto da più parti possibile che i fondatori di Hamas abbiano potuto sfruttare il paravento della natura sociale e religiosa per usufruire  di fondi governativi.

I fallimenti dell’OLP nello smuovere sia Israele che la comunità internazionale in favore dei palestinesi hanno trasformato Hamas nel principale erede della lotta di liberazione palestinese, tanto da essere considerato un vero e proprio “hub generazionale” per migliaia di giovani nati nel post-1989. Hamas è molto più di una semplice organizzazione terroristica, è dotato di uno statuto programmatico, di una gerarchia amministrativa, di un programma sociale per il sostentamento delle famiglie indigenti e dei suoi membri (di cui è parte integrante la famosa “pensione a vita” spettante ai familiari dei miliziani deceduti), di un fondo per la costruzione di abitazioni, scuole e ospedali; ragioni che spiegano in parte l’appoggio popolare alla causa dell’organizzazione.

Il 20 agosto 1993 il governo israeliano e l’OLP raggiunsero i cosiddetti accordi di Oslo, al termine di un lungo tavolato negoziale senza trovare un accordo soddisfacente che mirava a risolvere il conflitto arabo-israeliano.


Famosa la stretta di mano tra Yitzhak Rabin (Primo ministro Israeliano nato sul territorio israeliano) e Yasser Arafat (presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese) con Bill Clinton.

Hamas, per mezzo del suo braccio armato (le brigate Ezzein al-Qassam), condannò l’OLP alla stregua di Israele, considerando gli accordi come “una grande menzogna” la cui implementazione andava bloccata in qualsiasi modo. Le brigate, fondate nel  1992, diedero vita ad una lunga campagna eversiva basata su attacchi suicidi, imboscate a soldati israeliani, assalti contro i civili (soprattutto negli insediamenti di coloni), mettendo a dura prova il sistema securitario di Tel Aviv.

Il successo di tale campagna è in parte legato a Yahya Ayyash, detto l’ingegnere, un laureato in elettrotecnica, autore del perfezionamento degli attacchi con esplosivo e dell’addestramento dei miliziani all’utilizzo e alla produzione di bombe rudimentali e artigianali. Ayyash aggirò l’embargo nei territori palestinesi di alcuni prodotti necessari per la costruzione di esplosivi sviluppando un letale mix basato su acetone e detergenti, economico, facilmente confezionabile, incredibilmente mortale.

Nel 1992 i servizi segreti israeliani vennero a conoscenza di Ayyash durante un interrogatorio legato ad un fallito attentato a Tel Aviv capace di provocare centinaia di morti. Alle 8 del mattino del 5 gennaio 1996, Ayyash risposte ad una chiamata giunta sul telefono di suo zio, da lui abitualmente utilizzato, ignaro che fosse stato caricato di 15 grammi di C4.

La morte di Ayyash segna uno spartiacque nella storia di Hamas: meno attentati suicidi, più assalti con armi bianche, più scontri asimmetrici, più focus sull’insurrezione popolare.

Parata delle brigate Ezzedin al-Qassam a Gaza.

2006, Ismail Haniyeh, esponente di Hamas, viene nominato primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Non solo l’organizzazione riesce a conquistare la maggioranza del Consiglio Legislativo Palestinese, ma anche ad avere come primo ministro un membro dell’organizzazione.

In quel periodo Hamas dichiarò sospese le azioni militari e gli attacchi terroristici, sia per una campagna elettorale più credibile che per un allentamento delle azioni israeliane nei suoi confronti, nella prospettiva di arrivare ad avere una maggiore credibilità internazionale.

Il clima di stabilità dura poco: Hamas e Al-Fatah, un’altra organizzazione paramilitare parte della galassia ruotante attorno l’OLP, entrano rapidamente in conflitto, sino all’esplosione di una violenta faida per il controllo della striscia di Gaza e della Cisgiordania ( una perdita di un centinaio di miliziani da entrambi le fazioni). Il conflitto termina con la striscia passata sotto controllo di Hamas, e la Cisgiordania sotto controllo di Al-Fatah e dell’ANP.

Simbolo di Al-Fatah e quello delle brigate Ezzein al-Qassam

Contrariamente all’ANP e all’OLP, Hamas non riconosce lo Stato di Israele e ne auspica la distruzione. Non è un’organizzazione terroristica guidata da ambizioni universalistiche, come Al-Qaeda o il Daesh, ma limita il proprio raggio d’azione alla Palestina.

Dall’articolo 11 dello statuto, 1988:

«Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un bene inalienabile (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. [..] perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. [..] Questa è la regola nella legge islamica (shari’a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio.»

Lo Statuto di Hamas viene considerato da analisti e studiosi del settore come una “accozzaglia di tesi complottiste, antisemite, antisioniste …”. Già negli anni ’90 la stessa organizzazione iniziò a produrre documenti che prendevano le distanze dallo stesso Statuto. Di seguito una voce che riguarda la differenza tra ebreo e sionista:

“L’ebreo non sionista è una persona che appartiene alla cultura ebraica sia per religione sia per semplice fatto di nascita, ma (…) non prende parte all’aggressione contro la nostra terra e la nostra nazione. (…) Hamas non adotterà nella sua pratica alcun atteggiamento ostile contro una persona a causa delle sue idee o del suo credo religioso” (Khaled Horoub, opera citata pag. 49).

Gli anni recenti

Negli ultimi anni una serie di omicidi mirati ha privato di Hamas sia di figure di rilievo che di alleati e finanziatori all’estero. L’Egitto, il principale mediatore tra palestinesi ed israeliani, ha preso le distanze da Hamas dopo la caduta di Mohamed Morsi durante la primavera araba del 2013, seguita dall’insediamento del filo-occidentale , filo-israeliano e filo-saudita Adbel Fattah al-Sisi.

All’interno dell’organizzazione si possono oggi individuare due filoni distinti l’uno dall’altro: una parte, formata e sostenuta da fonti Iraniane tramite i Guardiani della Rivoluzione Iraniana, l’altra a influenza qatariota. Va ricordato che il Qatar è uno dei paesi, insieme all’Iran, che più sponsorizza i gruppi islamisti come i Fratelli Musulmani. Essendo presenti piccole differenze ideologiche tra i due filoni, la leadership organizzativa di Hamas si trova sempre più in crisi e si sta trasformando sempre più velocemente in un’organizzazione completamente diversa da quella iniziale. Le critiche sono rivolte soprattutto contro vari leader dell’organizzazione che più volte hanno avuto atteggiamenti in contrasto con lo stile di vita professato, ossia lusso e sfarzo contro la proclamata umiltà, alimentando malumori presso l’indigente popolazione palestinese.

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