Venezuela: l’ombra dei professionisti privati della destabilizzazione dietro l’escalation

Nessuno si aspettava che l’appello all’insurrezione popolare per il 30 aprile lanciato da Juan Guaidò, l’autoproclamatosi presidente del Venezuela ad oggi riconosciuto da 54 paesi, si sarebbe tramutato in un tentativo di colpo di Stato dall’elevata capacità destabilizzante, capace di costringere Nicolas Maduro a rifugiarsi in un bunker, con tanto di piano di fuga via elicottero, costretto a mobilitare sia le forze armate che la Milizia Nazionale Bolivariana per difendere i punti strategici e siti sensibili di Caracas.
Quello a cui abbiamo assistito l’altro ieri è un tentativo di rivoluzione colorata, perfettamente disegnato secondo i criteri per la destabilizzazione controllata delineati dallo stratega Gene Sharp.

Sebbene Maduro goda dell’appoggio di gran parte delle forze armate e della società civile, Guaidò ha dimostrato pienamente le sue capacità l’altro ieri, raggiungendo il momento più alto della sua lotta sin da quando la crisi presidenziale è nata.
L’amministrazione Trump è intenzionata a chiudere il capitolo Venezuela e per farlo è disposta a tutto, anche alla fatidica “opzione militare”, che sarebbe “sul tavolo” da diversi mesi, ma che fino ad oggi non è stata considerata seriamente per via delle speranze riposte in Guaidò e nello strozzamento economico. Altri paesi come Cuba e Nicaragua, sono stati fatti oggetto di sanzioni a loro volta per via del loro appoggio a Maduro, e Cuba è stata minacciata nel dopo-proteste del 30 aprile di un aggravamento dell’embargo.
L’opinione pubblica, ed anche una parte degli analisti delle relazioni internazionali, crede che “opzione militare” equivalga a “intervento militare diretto”, ma in realtà potrebbe trattarsi di qualcosa di molto diverso e più sfumato, come ad esempio l’avallo ad operazioni di guerra non convenzionale effettuate da compagnie di sicurezza private, ossia soldati senza bandiera ma al servizio di una bandiera, in questo caso quella statunitense.
L’agenzia di stampa Reuters è infatti venuta a conoscenza di documenti e testimonianze secondo le quali la Academi avrebbe proposto un piano d’intervento all’amministrazione Trump, basato sull’invio nel paese di un esercito di 5mila uomini – un piano che sarebbe stato accolto con favore. Il punto è questo: se anche la Casa Bianca dovesse avallare tale esternalizzazione di attività militari, i cittadini ordinari non verrebbero a saperlo, dal momento che si tratta di operazioni su cui viene mantenuto il più stretto riserbo.
Le compagnie militari private sono ormai una realtà nelle relazioni internazionali e sono utilizzate in maniera complementare alle forze regolari, solitamente per portare avanti operazioni “sporche”, come le torture, liberando così dalla responsabilità per crimini contro l’umanità le forze armate, e di riflesso lo stesso paese che se ne serve.

ACADEMILogo

La Academi è stata fondata a Washington nel 1997 da Erik Prince, un ex-Navy Seal, nota come Blackwater fino al 2010, ed è la prima fornitrice di servizi militari privati per gli Stati Uniti secondo quando riferito dallo stesso Dipartimento di Stato.
Sin dal lancio della “guerra al terrore” nel post-11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno usufruito dei servizi della Academi in Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen, Libia, Pakistan.
In Iraq la compagnia si è resa protagonista di uccisioni di civili, torture a ordinari cittadini e terroristi per estorcere informazioni utili per la Cia. L’episodio più grave accadde il 16 settembre 2007, a Baghdad. Alcuni uomini della compagnia, di scorta ad un convoglio ufficiale statunitense, fecero fuoco sulla folla in piazza Nasour, uccidendo 17 persone e ferendone 20, tutti civili, nessun terrorista.
Fino all’incidente, era infatti una pratica comune per la Blackwater l’utilizzo della “dissuasione preventiva”, ricorrendo anche all’apertura del fuoco, per proteggere gli ufficiali statunitensi. Quel giorno, l’eccessiva folla fu considerata un potenziale pericolo per il trasporto in sicurezza degli ufficiali statunitensi e pertanto fu deciso di uccidere, per spaventare le persone e costringerle a scappare, liberando la piazza.
Un massacro immotivato di innocenti, come ribadito anche dalle indagini ufficiali del Fbi, per il quale 4 militari privati sono stati condannati dalla giustizia statunitense a pene dai 30 anni all’ergastolo.
Nel 2010, un gruppo di investitori privati legati a doppiofilo con Pentagono, galassia neocon e servizi segreti, decise di rilevare la compagnia e cambiarle nome, ribattezzandola Academi. Gli investitori erano: il procuratore generale John Ashcroft, l’ex deputato repubblicano e lobbista Jack Quinn, l’ex direttore della NSA Ray Inman, e l’affarista texano Red McCombs. Nonostante la rilevazione e l’ufficiale allontanamento, Prince continua ad essere visto come un’eminenza grigia che, per via delle sue conoscenze influenti in tutto il mondo, assicura contratti all’Academi.
L’influenza della Academi è andata crescendo negli anni, dando vita ad un vero e proprio gruppo di pressione che agisce all’interno del complesso militare-industriale statunitense. Prince ha costruito infatti una potentissima rete di contatti nell’ambiente della destra religiosa e neocon, utilizzata magistralmente per ottenere nuovi contratti ed entrare nelle grazie di politici di spessore come Pat Buchanan, Ron Paul, Mike Pence, Mitt Romney. Prince ha anche contribuito alla campagna elettorale di Trump con una donazione di 250mila dollari.
Trattandosi di una compagnia privata, la Academi offre i propri servizi a chiunque ne faccia domanda, e sono diversi i paesi occidentali e arabi che hanno stipulato e stipulano contratti con essa per la protezione dei loro interessi, spesso rappresentati da corporazioni multinazionali, in America Latina, Africa e Asia. Tra i paesi che hanno avuto e hanno contratti con l’Academi figurano: Gran Bretagna, Israele, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita.
Nel 2015 sei mercenari dell’Academi sono stati uccisi in Yemen, dove la compagnia è presente su contratto saudita-emiratino per aiutare la coalizione a reprimere la ribellione Houthi.
Dell’impiego dell’Academi, come di altre compagnie di sicurezza privata, si viene a sapere soltanto attraverso scandali, uccisioni o fughe di notizie, perciò nella maggior parte dei casi è difficile avere notizie.
Proprio le fughe di notizie hanno permesso ad un pubblico discreto, e non in Italia, di venire a conoscenza delle ultime mosse dell’Academi: Iran e Venezuela.
Prince avrebbe avuto degli incontri personali con il presidente Donald Trump e membri del suo staff per discutere dei due paesi, per i quali i neocon non hanno mai nascosto la volontà di vedere dei cambi di regime.
Prince avrebbe offerto all’amministrazione Trump la totale disponibilità della compagnia, favorevole sia ad addestrare quinte colonne che ad agire direttamente in operazioni di sabotaggio e guerra asimmetrica con dei piccoli eserciti.
Se l’influente Prince abbia ottenuto dalla Casa Bianca dei nuovi contratti per destabilizzare Tehran e Caracas non è dato sapere, e tale sarà il mistero fino a quando qualche scandalo non emergerà, ma già il fatto che se ne parli significa che qualcosa si muove.
L’escalation in cui è precipitato il Venezuela, tra attacchi al sistema di distribuzione di energia elettrica, attentati, proteste organizzate capaci di paralizzare l’intero paese, sembrerebbe confermare che dei professionisti della destabilizzazione siano già all’opera.

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