Elezioni spagnole 2019

di Amin Roudane

Il 28 aprile si sono tenute le elezioni generali in Spagna, che non hanno prodotto però una maggioranza in parlamento, ma hanno confermato un sentimento di delusione nei confronti del Partito Popolare (PP) a seguito dello scandalo di corruzione che ha scosso il governo Rajoy, portando nel 2018 ad una mozione di sfiducia e alla caduta del governo. Il PP perde quasi la metà dei seggi rispetto alle precedenti elezioni, passando dal 33%al 16,7%, mentre i socialisti del PSOE sono risultati vittoriosi con il 28,7%, ma probabilmente incapaci di formare una maggioranza neanche in collaborazione con la coalizione di sinistra dei Podemos , che nel suo complesso ha ottenuto il 16% delle preferenze; un risultato comunque esiguo. 

La “sorpresa”, per la Spagna ma non per l’Unione Europea, è l’ascesa del partito dell’ultradestra monarchico Vox, fondato da dissidenti del Partito Popolare di centrodestra nel 2013, che è riuscito ad aggiudicarsi più del 10%, entrando nel parlamento con 24 seggi su 350.  

VOX, partito di destra ispirazione cristiano-democratico, monarchico e nazionalista.

Un dato interessante è quello riguardante l’affluenza alle urne, che ha registrato un aumento del 10% rispetto alle precedenti elezioni tenutesi nel 2016.

“Abbiamo mandato un messaggio all’Europa e al resto del mondo. Si può vincere l’autoritarismo e l’involuzione”, queste le parole del leader del PSOE Pedro Sanchez dopo lo spoglio delle schede, che conferma la necessità di un’alleanza per ottenere una maggioranza che produca un governo. A gran voce la folla festante socialista ha chiesto di non allearsi con i liberisti di Ciudadanos, che hanno quasi raggiunto il 16% ottenendo 57 seggi, solo 9 in meno rispetto al PP . Questo restringe il ventaglio di possibilità per la sinistra europeista spagnola che molto probabilmente finirà per cercare sostegno fra i partiti indipendentisti basco e catalano, proprio quelle formazioni politiche che hanno portato Sanchez ad indire elezioni anticipate dopo aver respinto la Finanziaria.

“Il partito socialista ha vinto le elezioni generali in Spagna e con queste ha vinto il futuro. E ha perso il passato”, si è espresso così Sanchez in riferimento ai timori di molti di ritrovarsi con un governo di destra con connotazioni filo-franchiste ed euroscettiche, che avrebbe portato ad accentuarsi gli scontri politici e sociali soprattutto con le formazioni indipendentiste/regionaliste che la destra nazionalista tanto detesta.

Arrivano i complimenti per la vittoria anche dalla Commissione Europea insieme all’auspicio di trovare un accordo che permetta di formare un governo pro Ue, che quasi certamente avrà come primo ministro Sanchez.

È un risultato importante che registra ancora una volta a livello europeo l’ascesa dei partiti euroscettici di ultradestra e il lento declino dei partiti di centrodestra pro Ue, che sembrerebbe sempre di più confermare l’inclinazione antagonistica delle prossime elezioni europee del 22-23 maggio, tra chi chiede una maggiore integrazione politica europea e chi invece vorrebbe fare passi indietro e recuperare la sovranità nazionale. Quella sovranità nazionale che non si può avere senza passare dal Parlamento Europeo.

Amin Roudane

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