Asia Nuove Guerre Russia

Russia e Cina alleati? No, due rivali che provano a collaborare, ma ancora per poco

L’orso russo e il drago cinese, lo zar Vladimir Putin e l’imperatore Xi Jinping, quante analisi si leggono sulla presunta alleanza di ferro alla base dei rapporti delle due maggiori potenze eurasiatiche.
Russia e Cina, alleati? No, due rivali che provano a collaborare, ma ancora per poco. Segni della nascita di una coalizione antiegemonica, estesa magari anche all’Iran e ed altri paesi guidati da agende antiamericane? No, tutt’altro. Russia e Cina non sono alleati, così come non lo sono neanche Russia e Iran.
Russia e Cina sono due potenze che per una serie di eventi più grandi di loro si sono ritrovate a collaborare, perché costrette, obbligate, perché senza altre possibilità. La storia insegna, come ben illustrato dal politologo Paul Kennedy nella sua teoria del ciclo di vita delle potenze, che nessuna egemonia è capace o volente di cooperare con un’altra per il raggiungimento di un obiettivo imperiale sul medesimo territorio.
Gli Stati Uniti hanno accettato l’aiuto del Vaticano nel combattere l’influenza comunista in America Latina, a base di epurazioni di teologi della liberazione e scomuniche a preti-guerriglieri, salvo poi finanziare a suon di miliardi di dollari l’intera conversione del cortile di casa in un bastione del fondamentalismo evangelico più ferocemente anticattolico che esista.
Allo stesso modo, la Cina investe miliardi di dollari in infrastrutture in paesi in via di sviluppo nel quadro nella cosiddetta nuova via della seta, salvo poi chiudere tali paesi nella trappola del debito e comprarne le infrastrutture strategiche, e anche interi porzioni di territorio che da “gestione nazionale” passano a “gestione privata”, mostrando come neanche nel fronte “anti-imperialista” si crede alla favola delle alleanze.
Due esempi doverosi, necessari a far capire che non esiste collaborazione tra potenze, meno che mai tra superpotenze. Cina e Russia, alleati? No, vi spieghiamo perché.
La politica della “una sola Cina” ha garantito a Pechino una crescita che non ha eguali nella storia dell’umanità, permettendo ad un paese arretrato e a base agricola di trasformarsi nel primo hub di investimenti internazionali, nella seconda potenza economica mondiale, in una potenza militare, alimentando il desiderio mai sopito di “avere una rivincita” verso l’Occidente per quanto accaduto a cavallo fra il Grande Gioco e la Prima guerra mondiale.
Allo stesso tempo, l’Unione Sovietica è implosa sotto il peso di un modello economico mai cambiato in 70 anni, convertendosi dalla seconda superpotenza mondiale ad una potenza regionale in continuo declino, in ogni campo, ma con il peso di una fortissima eredità storica.
La stessa eredità che ha reso la Russia vittima di una nuova guerra fredda, iniziata dall’Occidente, già oggi molto intensa e destinata a rafforzarsi ulteriormente, giustifica oggi le mosse di Putin, senza dubbio uno dei migliori statisti russi di sempre, ma che deve confrontarsi con una serie di problemi di grave importanza: l’inverno demografico – aggravato da un’emorragia costante e continua di russi che si trasferiscono all’estero, un’economia cronicamente in via di sviluppo, un sistema di potere oligarchico-cleptocratico-plutocratico che impedisce (ha impedito e impedirà sempre) un cammino verso la necessaria modernizzazione, l’ascesa di nuove potenze continentali che hanno tutte le carte in regole per trasformarsi in forti egemonie.
Una di queste egemonie è la Cina. La Cina si è avvicinata alla Russia principalmente per via dell’avventurismo muscolarista statunitense nel mar cinese meridionale e del caos portato da Bush Jr e Obama in Medio Oriente e Asia centrale con la guerra al terrore.
La Russia si è avvicinata alla Cina per via dell’espansionismo della Nato verso Est, i cambi di regime in Ucraina e Caucaso, le sanzioni nel post-Euromaidan, ed il grave deterioramento del dialogo con le cancellerie euroamericane.
Certo, l’avvicinamento era già iniziato anni prima, ma mai così intenso e, soprattutto, mai così strettamente connesso alla collaborazione militare, diplomatica ed economica. La Russia aveva, e ha, bisogno di capitale per far respirare un’economia costantemente sull’orlo del collasso, la Cina ha bisogno di risorse per sfamare la popolazione più numerosa del pianeta e la sua industria. Al tempo stesso, a entrambe fa’ comodo avere una “voce amica” in sede internazionale per meglio perseguire agende regionali.
Ecco spiegata la convergenza di interessi su territori geostrategici come Siria e Venezuela.
Ma sarà sempre così? Uno sguardo più approfondito e meno ideologico alla questione dell’asse Mosca-Pechino sembra suggerire che a Mosca si siano già stancati dello scomodo “alleato”. I motivi sono vari, ciascuno più esiziale dell’altro: l’apertura del mercato russo ai capitali cinesi ha rapidamente assunto i connotati di una colonizzazione economica, soprattutto in Siberia e nell’Estremo oriente, affiancata da una colonizzazione anche demografica, che ha portato anche a dissidi con gli autoctoni, rapidamente messi a tacere in Russia e dei quali non si ha alcuna notizia in Occidente.
L’adesione e la benedizione della Russia alla nuova via della seta non ha portato i risultati sperati: il paese sarà marginalmente toccato dagli investimenti plurimiliardari che Pechino ha accordato a metà del continente e, inoltre, un’Asia sino-centrica significherebbe abbandonare ogni sogno russo di dominio sull’Asia russofona. Sì, perché la Cina investe in settori strategici anche in aree di influenza russa, come il Kazakhstan e gli altri -stan, e ha sfruttato magistralmente il caos prodotto dagli Stati Uniti in Afghanistan per sottrarre il paese sia a Washington che a Mosca, senza neanche sparare un colpo, ma investendo miliardi.
In breve, la Russia ha visto nella Cina un collaboratore con cui poter lavorare e dare respiro alla propria economia, ma in pochi anni si è ritrovata a dover fronteggiare un nemico ben peggiore dell’Occidente, perché pervasivo e meno invisibile. La Nato si può fronteggiare investendo in deterrenza anche perché, d’altronde, la strategia russa sin dalla rivoluzione di ottobre è basata sulla “dottrina dell’accerchiamento”, ma come si fronteggia il cavallo appena entrato a Troia?
Putin diminuisce nei sondaggi di gradimento periodicamente somministrati alla popolazione, e tra i motivi non figura soltanto la situazione economica, ma anche ciò che la popolazione percepisce come dei “pericoli”: la Nato e la Cina.
I sostenitori dell’alleanza indistruttibile anti-imperialista non ci crederanno, ma in Russia la vigilanza verso gli investimenti cinesi in aree “critiche” è una realtà e l’establishment è meno coeso che mai, e a dividerlo non sono stati gli Stati Uniti, ma la Cina.
Alleati? Solo se la Cina accettasse di averne, perché la Russia di alleati ne ha bisogno davvero e nelle buone intenzioni di Xi Jinping ci era cascato anche Putin.

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: